San Pier Giuliano Eymard (1811-1868) «Ha cercato la risposta ai bisogni del suo tempo e l’ha trovata nell’amore di Dio manifestato in modo speciale dal dono di Cristo nell’Eucaristia» (Regola di vita, 2). «Sono stato proprio come Giacobbe, sempre in cammino». Con queste parole il padre Eymard riassume, nella piena maturità, il percorso della sua storia. Sempre in cammino perché si è lasciato condurre dallo Spirito per vie imprevedibili. Pier Giuliano Eymard nasce il 4 febbraio del 1811 a La Mure d’Isère, provincia di Grenoble (Francia), all’inizio di un secolo in cui si creano le premesse di trasformazioni senza pari in tutti i settori dell’attività umana.
Ma, sotto la cenere, brucia uno straordinario amore verso l’Eucaristia. Abbandonati i Maristi, si dedica interamente al nuovo progetto da cui è stato conquistato: la fondazione di una famiglia religiosa votata all’amore di Gesù Eucaristia. Questo passo decisivo è preparato da alcune forti esperienze spirituali. Un pomeriggio del gennaio 1851, mentre pregava nel santuario di Fourvière (Lione), «un pensiero mi assorbì talmente da farmi perdere ogni altro sentimento. Nostro Signore nell’Eucaristia non ha, per glorificare il suo mistero d’amore, una congregazione religiosa che ne faccia il suo scopo. È necessario che ve ne sia una».
|
|||||||||
Un profeta nel secolo delle rivoluzioni
Il mondo in cui ha vissuto il padre Eymard
Gli operai non hanno alcun diritto (i sindacati non esistono ancora), e vivono in tuguri, soffitte, scantinati, alloggi minuscoli. È l’inferno che descriverà Zola. È il terreno di coltura del capitalismo moderno. I ricchi, all’inizio del secolo, conservavano attentamente il loro oro… Dopo il 1850, il denaro esce dai suoi nascondigli e viene investito: le grandi famiglie degli industriali e dei banchieri ammassano fortune enormi. La borghesia ama il denaro: «Arricchitevi con il lavoro (degli operai !) e con il risparmio», aveva proclamato Guizot, sotto la Monarchia di Luglio. Il consiglio è seguito alla lettera; la borghesia rifiuta tutto ciò che potrebbe infastidire il suo egoismo e la sua sete di ricchezze. Per questo essa è volentieri anticlericale, legge e rilegge Voltaire e non crede che al progresso, alla scienza e all’avvenire... La Chiesa: gli appuntamenti mancati Il secolo XIX è stato per la Chiesa di Francia il secolo degli appuntamenti mancati. Ma anche quello di un incontestabile successo. La restaurazione vede il ritorno dei Borboni: Luigi XVIII e Carlo X. Con loro la Chiesa riprende l’influenza che aveva avuto prima della Rivoluzione. L’alleanza del «trono e dell’altare» è ristabilita. Grazie agli «ultras» (i realisti conservatori) e a Carlo X essa riguadagna in parte il terreno perduto. Le si dà il controllo delle Università. I preti dirigono i collegi e prendono in mano la scuola primaria. Ma parte del popolo insorge contro tali prerogative. E la classe borghese che ha vissuto la Rivoluzione e Napoleone come inizio di una società laica e libera dalle influenze della Chiesa, non vuole tornare indietro. Parigi si solleva e abbatte Carlo X nel 1830. È la condanna della sua politica clericale. Battersi contro la Chiesa diventa sinonimo di lotta per salvare le acquisizioni della rivoluzione.
Questa è la società e questa è la Chiesa in cui si trova a vivere e ad operare il padre Eymard; questo è il suo mondo. Lì nascono i bisogni cui egli sarà chiamato a rispondere con la sua spiritualità e le sue opere. |
|||||||||
| Il percorso interiore del padre Eymard Pier Giuliano Eymard è nato il 4 febbraio 1811 a La Mure d’Isère, decimo ed ultimo figlio di una famigia originaria della regione dell’Oisans. Una pietà austera
Riceve la prima comunione a 12 anni e, da quel momento, sogna di farsi prete. Suo padre, però, si oppone al progetto. Nel 1829, un tentativo al noviziato degli Oblati a Marsiglia, si trasforma in un fallimento: ha sopravvalutato le sue forze ed ora torna a La Mure estenuato. Solo dopo la morte di suo padre, il 3 marzo del 1831, libero ormai di scegliere, il ventenne Eymard entra nel Seminario diocesano di Grenoble e, il 20 luglio 1934 è ordinato sacerdote.
Un marista in carriera Giovane prete, comincia ad esercitare il ministero come viceparroco a Chatte. Nel 1837 è nominato parroco a Monteynard. Sono anni in cui egli continua in modo sistematico la sua formazione intellettuale. Quando nel 1839 il padre Touche, missionario oblato, gli rivela l’esistenza della Società di Maria, egli sceglie la vita religiosa in quella congregazione, lasciando i suoi e partendo per Lione. Nell’estate dello stesso anno inizia il suo noviziato, facendo l’apprendistato della vita marista alla scuola del fondatore Jean-Claude Colin. È proprio costui che, tre mesi più tardi, lo nomina direttore spirituale al collegio di Belley e, di lì a cinque anni, lo nominerà primo assistente e poi visitatore generale. Associato al governo generale della congregazione, padre Eymard allaccia numerose amicizie a Lione, facilitato anche dal compito di direttore del Terz’ordine di Maria. Nel 1849, in occasione di una visita alla comunità marista di Parigi egli scopre le opere eucaristiche recentemente fondate nella capitale. Nominato superiore del collegio di La Seyne-sur-Mer nel settembre del 1851, Eymard ritrova Cuers che ha creato nel frattempo un gruppo per l’adorazione. Il suo ministero pastorale, oltre che nel collegio, si esercita – in questo tempo – tra gli ufficiali, i marinai, i galeotti del bagno penale. Poco alla volta, percepisce la chiamata ad un’altra missione. Così, dopo un tempo di riflessione, liberato ormai dalle sue funzioni nel 1855, abbandona la congregazione marista per fondare quella del SS. Sacramento. Un’«opera eucaristica» Sono alcune esperienze spirituali «eccezionali» che lo conducono a questa decisione. La prima avviene mentre pregava al santuario lionese di Fourvière nel gennaio 1851, Eymard fu «fortemente impressionato» dal pensiero dello stato di abbandono spirituale in cui versavano i preti secolari, della mancanza di formazione dei laici, della inadeguata devozione verso il SS. Sacramento e dei sacrilegi commessi contro l’Eucaristia. Da qui il pensiero di «creare per gli uomini ciò che si è già stabilito per le donne, un corpo di uomini per l’adorazione riparatrice».
La notte dolorosa L’opera inizia assai poveramente. Eymard occupa una dipendenza della villa Chateaubriand in Rue d’Enfer. Preparativi materiali, attesa di candidati, precarietà di risorse: è nell’indigenza che egli inaugura la sua fondazione nell’Epifania del 1857 con l’esposizione del SS. Sacramento. A Pasqua dell’anno successivo, la comunità si trasferisce al numero 68 del sobborgo Saint-Jaques; lì si organizza l’Opera della prima comunione degli adulti, opera analoga a quella che don Chevrier sta per creare al Prado di Lione. Nel 1859 Eymard apre un secondo «cenacolo» a Marsiglia e ne confida la responsabilità a Cuers. Una terza fondazione si apre nel 1862 a Angers, con un orientamento analogo. Poi due altre a Bruxelles nel 1866 e 1867 e una casa di formazione per il noviziato a Saint-Maurice, nella diocesi di Versailles. Nel frattempo, nel 1863, il fondatore ottiene da Roma l’approvazione canonica del suo istituto, ne pubblica le Costituzioni, cerca di realizzare una fondazione addirittura al Cenacolo di Gerusalemme, compie un lungo e decisivo ritiro a Roma e s’impegna per la fondazione delle Ancelle del SS. Sacramento, la cui superiora generale diventa Marguerite Guillot. Sfinito dalle responsabilità e dalle diverse forme di ministero che lo impegnano sempre di più, segnato da prove di ogni genere, il padre Eymard vive i suoi ultimi anni in una notte dolorosa di cui sono eco le sue note. Nel mese di luglio del 1868 è costretto a ritornare in famiglia per riposarsi. Il 21 luglio arriva a La Mure ormai semiparalizzato e muore il primo agosto. Beatificato nel 1925, Pier Giuliano Eymard è stato canonizzato da Giovanni XXIII il 9 dicembre 1962, al termine della prima sessione del Vaticano II. Parole semplici e dirette
Catechesi missionaria Eymard è particolarmente attento, poi, a quella vera e propria catechesi missionaria che si svolge attraverso l’opera della prima comunione degli adulti. Il 30 dicembre 1856 il vescovo Sibour gli aveva trasmesso la proposta di «rianimare nella periferia della città la fede e la pietà ormai completamente spente», ed Eymard vi si applicò senza indugio. Con la collaborazione dei laici, aiutato da Guillot e dalle sue Dame catechiste, egli va alla ricerca degli apprendisti e degli operai delle fabbriche; li raduna, li catechizza. A loro volta, essi saranno apostoli tra i loro compagni di strada e gli amici; attraverso di essi Eymard raggiungerà anche le famiglie. È la sua opera prediletta. A causa degli incarichi ricoperti ma anche per una grazia personale, Eymard ha esercitato anche il ministero importante dell’«accompagnamento» spirituale: a Belley, a La Seyne, e ancora a Lione presso i terziari. La sua corrispondenza contiene numerose lettere di direzione sia a suor Marguerite Guillot e che alle sue suore; e poi a «persone del mondo», a molte donne ma anche ad uomini. Egli si rivolge a ciascuno in modo personale con una grande varietà di toni e di stili. Si preoccupa soprattuto di illuminare la pietà, nutrire la fede, formare dei cristiani convinti e attivi. La sua pedagogia si iscrive nella stessa linea della sua predicazione. Un «compagno» per molti C’è, infine, il suo ministero verso i preti. Cosciente «dell’abbandono spirituale dei preti secolari e dei laici devoti», Eymard ne accompagna molti. Fin dal sorgere del suo istituto, egli prevede di accogliere nelle sue comunità, sia come membri a pieno titolo sia come associati, i preti che si ritirano dal ministero e desiderano trascorrere il loro pensionamento nella preghiera. A questo desiderio profondo dell’Eymard si collegheranno l’Associazione dei Sacerdoti Adoratori, creata nel 1879 da Marie Hébert de la Rousselière, e la Fraternità sacerdotale, fondata nel 1901 da Eugène Prevost. |
|||||||||
| I
sentieri di un’anima Eymard non ha composto trattati sistematici di spiritualità. Ha redatto soltanto le Costituzioni dei suoi istituti in cui propone in maniera succinta un ideale di vita spirituale ed ha abbozzato – senza perfezionarli – alcuni schemi di Direttorio per l’utilizzo da parte dei fedeli. Così, la sua spiritualità emerge dalla sua vita, dalle sue esperienze e dagli scritti che ha lasciato. Nella sua opera sul cammino spirituale del padre Eymard («L’ora del Cenacolo»), Louis Saint-Pierre ha fortemente sottolineato ciò che il santo ha ricevuto dal suo ambiente: la fede austera di una famiglia molto provata, il gusto per la mortificazione corporale, il desiderio di una vita eroica. Pier Giuliano ha vissuto nel contesto giansenista della «religione del dovere», dove la virtù è austerità e il piacere, peccato. Nelle sue prime lettere alla sorella così come nella predicazione del giovane viceparroco di Chatte, si trovano spesso accenti doloristi e echi delle «temibili verità» della religione. Ma sopravvengono alcune grazie speciali che provocano dei cambiamenti spirituali importanti e lo conducono da una «religione della paura» alla strada dell’amore. Le note personali del padre Eymard ci permettono di cogliere questi successivi «passaggi», attraverso tre avvenimenti. La croce che fiorisce
Il mistero della passione che gli è familiare, gli viene rivelato come mistero d’amore e di dono. I consigli che egli dà alla signorina Lepage il l0 ottobre 1867 esprimono bene il cammino che egli stesso ha percorso: «Medita sulla passione di nostro Signore Gesù Cristo non come modello di espiazione e di penitenza, bensì come prova del suo amore per noi e per tutti. Per liberare la croce della nostra vita dalle sue asprezze e dalle sue cose orribili, l’amore di Gesù ha fatto fiorire la sua croce con i fiori del Paradiso». Lo spirito nuovo Il secondo passaggio affiora alla coscienza del santo nella festa del Corpus Domini del 1845, a Lione. Il padre Eymard, marista, è invitato a presiedere la processione del Corpus Domini che si tiene nella parrocchia Saint-Paul. « La mia anima – egli nota – si è trovata bene. Essa è stata penetrata dalla fede e dall’amore di Gesù nel suo divin Sacramento». Ciò che egli ha provato, è stata la conferma di una attrattiva che sente da tempo: «Portare tutti alla conoscenza e all’amore di Nostro Signore, non predicare che Gesù Cristo e Lui eucaristico». Questa è una grazia che riguarda il suo ministero. La sua predicazione e la sua direzione spirituale sono centrate su Cristo e sul Cristo eucaristico. È qualcosa di più di una decisione, è uno spirito nuovo che lo afferra. «Non vivo più io...» Il terzo passaggio si colloca nel contesto del «grande ritiro di Roma» del 1865. Eymard non ha mai smesso di leggere la sua vita alla luce del Vangelo. Ne sono testimoni le note personali che egli ha lasciato, dal quadernetto della sua prima comunione nel 1823 all’ultimo ritiro di Saint-Maurice nel 1868. Vi si ritrovano dei temi privilegiati: la vita battesimale, la chiamata di Dio, il disegno di Dio nella sua vita («Dio mi ha guidato» è un leit-motiv), l’umile considerazione di se stesso, il ringraziamento e la lode. Nel 1865, mentre risiede a Roma per l’affare del Cenacolo di Gerusalemme, egli compie un corso di «esercizi spirituali» eccezionale per la sua durata (più di nove settimane), per la sua ampiezza (egli trascrive tre meditazioni al giorno; il manoscritto conta 412 pagine) e per l’importanza delle grazie che vi riceve. Seguendo le feste ed i testi liturgici egli intraprende una lucidissima riflessione su se stesso, la sua vocazione, la sua missione di fondatore. Il 21 marzo nota: «Ringraziamento. Al termine ho compiuto il voto perpetuo della mia personalità a Nostro Signore Gesù Cristo tra le mani della Vergine Santa e di san Giuseppe...; niente per me, nessuno, e domandando la grazia essenziale, niente per me. Modello: l’incarnazione del Verbo». Egli conclude con queste parole attribuite al Signore: «Io sarò la persona della tua personalità e la tua personalità sarà la mia vita in te. Non son più io che vivo, è Cristo che vive in me (Galati 2, 20)». È la risposta radicale del padre Eymard al dono del Signore nell’Eucaristia. Questa grazia trasforma in maniera duratura tutta la sua vita e la sua azione apostolica. Egli non smetterà di meditare e di predicare il testo dell’epistola di san Paolo ai Galati insieme con il discorso di Gesù dopo l’Ultima Cena così come è riportato dal capitolo XV del Vangelo di Giovanni. Il «Cenacolo» diventa una realtà interiore ed egli scopre la sua missione sotto una luce nuova: «La milizia eucaristica, siamo noi! Noi abbiamo le due grandi missioni della milizia: servire e combattere». L’Eucaristia liberata La spiritualità del padre Eymard è centrata sul mistero dell’Eucaristia. Naturalmente, egli vi si avvicina con la teologia del suo tempo, accentuando la «presenza reale». Tuttavia egli saprà liberarsi poco a poco dall’aspetto devozionale ed uscire dalla linea esclusiva della «riparazione» nella quale si muove quasi esclusivamente la pietà eucaristica del diciannovesimo secolo, per fare dell’Eucaristia il centro di tutta la vita cristiana e anche della vita sociale. «Nessun altro centro che Gesù eucaristico» egli nota.
La prudenza non è più una virtù Eymard è stato un promotore infaticabile della comunione frequente. In un bel testo del 1863, esprime chiaramente il ruolo centrale dell’Eucaristia: «Convinto della verità che il sacrificio della santa messa e la comunione al corpo del Signore restano la sorgente vitale e il culmine di tutta la religione, ciascuno ha il dovere di orientare la sua pietà, le sue virtù, il suo amore affinché diventino dei mezzi che permettano di raggiungere questo fine: la degna celebrazione e la ricezione fruttuosa di questi divini misteri». Il santo rompe con la pratica della sua epoca quando, con il pretesto del rispetto al sacramento, molti pastori chiudevano l’accesso all’altare. Ecco come si esprime in una lettera: «Colui che vuole perseverare, riceva nostro Signore. E un pane che alimenterà le sue povere forze, che lo sosterrà. E la Chiesa che vuole così. Essa incoraggia la comunione quotidiana: testimone il concilio di Trento. Qualcuno dice che bisogna usare molta prudenza... Ma, gli si risponde, questo nutrimento preso ad intervalli di tempo tanto lunghi non è che un cibo straordinario; dov’è dunque il nutrimento ordinario che mi deve sostenere ogni giorno?». La comunione diventa il perno della vita cristiana: «La santa comunione, soprattutto, deve essere il fine della vita cristiana... ogni esercizio che non ha rapporto con la santa comunione, è fuori dal suo miglior fine». Comunicarsi fruttuosamente dell’Eucaristia è un gesto che cambia la vita: «Nostro Signore viene sacramentalmente in noi per vivervi spiritualmente» scrive nelle note del grande ritiro di Roma. E alcuni mesi prima di morire annoterà: «Colui che non si comunica, non ha altro che una scienza speculativa. Egli non conosce altro che dei termini, delle parole, delle teorie; ignora ciò che esse significano... L’anima che si comunica, prima aveva solo un’idea di Dio, ma ora lo vede, lo riconosce alla santa tavola». Il fuoco e la fiamma «Una vita puramente contemplativa non può essere pienamente eucaristica: il fuoco ha una fiamma», scriveva Eymard a Cuers nel 1861. Adoratore, egli è anche un apostolo appassionato dell’Eucaristia e ha tracciato delle strade per glorificare questo mistero. Le linee portanti della sua azione e dei suoi insegnamenti possono essere così sintetizzati. Anzitutto un rinnovamento della vita cristiana. Non si tratta soltanto di lottare contro l’ignoranza o l’indifferenza, ma di rigenerare anche la vita cristiana che si perde in pratiche o devozioni. Si dimentica l’essenziale, il centro. Nei preliminari del Direttoria degli aggregati, egli pone questo principio: «L’uomo è amore come il suo prototipo divino. Come è l’amore, così è la vita». E spiega che «ogni amore ha un inizio, un centro, una finalità». Da questo principio, Eymard trae tutta una pedagogia per gli esercizi spirituali: «Affinché l’anima devota si rafforzi e cresca nella vita di Gesù Cristo, bisogna nutrirla dapprima della sua verità divina e della bontà del suo amore, affinché essa proceda dalla luce all’amore, e dall’amore alle virtù». Dove nasce il mondo nuovo Egli ha fondato degli Istituti con questo scopo. Essi sono chiamati a vivere di quello spirito d’amore di cui l’Eucaristia è il Sacramento: «Che questo amore eucaristico di Gesù sia per i nostri la legge sovrana della virtù; che sia il soggetto del loro zelo e la nota dominante della loro santità», scrive in uno dei tanti schemi di Costituzioni. Comunità plasmate dall’amore. Nello stesso modo egli concepisce l’Aggregazione come gruppo di laici che uniscono adorazione e impegno apostolico; per questo crea dei centri non solo attorno alle sue comunità sacramentine, ma anche in numerose parrocchie. Qualche volta il santo sembra pensare – come afferma L. Saint-Pierre nel suo libro – a «degli aggregati che, con lo scopo di condurre una vita più eucaristica, si riuniscono in comunità di famiglie e formano nel mondo come un piccolo cenacolo religioso». L’ideale che affida ai suoi figli è quello di «mettere il fuoco dell’amore eucaristico ai quattro angoli della terra». E ai suoi religiosi raccomanda, nelle Costituzioni, «che il Signore Gesù sia sempre adorato nel suo sacramento e glorificato socialmente nel mondo intero». Questo è il senso dell’espressione «regno dell’Eucaristia» che ritorna spesso nelle parole dell’Eymard. In un articolo intitolato Il secolo dell’Eucaristia, scritto nel 1864 per la rivista da lui fondata, Le Très Saint Sacrement, san Pier Giuliano nota: «Il grande male del nostro tempo è che non si va a Gesù Cristo come al proprio Salvatore e al proprio Dio. Si abbandona il solo fondamento, la sola legge, la sola grazia di salvezza... Che fare dunque? Risalire alla fonte della vita, e non tanto al Gesù storico né al Gesù glorificato nel cielo, ma piuttosto a Gesù nell’Eucaristia. Bisogna farlo uscire dal suo nascondimento perché possa di nuovo mettersi alla testa delle società cristiane... Che venga sempre più il regno dell’Eucaristia... Adveniat Regnum tuum». Questo linguaggio porta senza dubbio il segno del suo tempo, ma esprime con forza la sua convinzione: dall’Eucaristia nasce un mondo nuovo. |
|||||||||
| La galleria dei ritratti Che uomo era il padre Eymard, quale viso possiamo dargli, quale ricordo hanno conservato di lui i suoi contemporanei?
Ma ben presto Rodin fu ripreso dalla passione della scultura e p. Eymard gli fece installare un atelier improvvisato nel giardino del convento. Permise anche al giovane artista di realizzare il suo ritratto e l’incoraggiò a proseguire nella sua vera vocazione: quella di scultore. Nel busto di bronzo oggi conservato al Louvre – gli zigomi salienti, il naso diritto e fino, la fronte alta e libera, la capigliatura composta con cura dall’artista, lo sguardo profondo del contemplativo – il padre Eymard indossa il mantello ed ha il petto attraversato da una banda su cui è incisa l’iscrizione: Laudes ac gratiae... SS.mo Sacramento. E la formula di preghiera che è ripresa di ora in ora nelle comunità e che il novizio Rodin ha recitato e scolpito poi qui come per identificare il suo maestro in maniera irrefutabile. Infine, risalenti agli anni che vanno dalla fondazione della congregazione fino alla sua morte, gli archivi posseggono una quindicina di fotografie di cui alcune sono sfuocate. I ritratti del XIX secolo possono sembrarci rigidi e solenni; ma non dimentichiamo che anche con la luce migliore, bisognava contare circa un minuto di posa negli studi fotografici dell’epoca. Seduto in poltrona, in primo piano, di fronte o a tre quarti, il p. Eymard appare come un personaggio che si impone. Talvolta egli tiene in mano un libretto, le Costituzioni senza dubbio: è il maestro che insegna. Su certe lastre il viso si illumina. Ma è sempre, qualunque sia la posa, lo stesso sguardo nel viso angoloso del montanaro di La Mure, con le fossette e gli zigomi marcati, che rivela l’uomo e l’apostolo. Il suo viso esprimeva, in fondo, ciò che egli proponeva ai suoi discepoli, diventare degli «esseri di fuoco». Nei differenti processi canonici, alcuni hanno tracciato il suo ritratto. Così un marista, il padre Molino: «Alto, figura magra dagli zigomi pronunciati che rivelava un asceta, ma pieno di dolcezza e di finezza del Delfinato. Nella conversazione, la sua voce un poco strascicata ma simpatica, era quella di un uomo che pensa parlando. Egli era serio e tuttavia aveva sempre un sorriso amabile sulle labbra e nel suo sguardo. Io non l’ho mai visto inquietarsi, dire una parola dura o aspra ai suoi confratelli». |
|||||||||
| L’opera
del padre Eymard A) Tra i paria della capitale francese L’impegno del padre Eymard tra i giovani operai, gli straccivendoli, i poveri della periferia parigina. L’opera prediletta della prima comunione degli adulti. II periodo storico in cui il padre Eymard ha vissuto, è stato segnato da avvenimenti che hanno profondamente scosso la Francia, l’Europa e l’Italia con lo Stato Pontificio in particolare. Pier Giuliano vedrà il suo paese passare dall’Impero alla Restaurazione, dalla Monarchia di Luglio, alla Seconda Repubblica e al Secondo Impero; e tutto questo in un clima di opposizioni feroci, di sommosse continue e sanguinose. Tra i forzati e i detenuti
Nel quartiere Saint-Jacques In tali condizioni è sorprendente forse che i quartieri operai diventino focolai di malcontento e di violenza? Durante la «sommossa della fame» del 1848 a Parigi la linea di battaglia segna la frontiera tra la Parigi borghese e la Parigi operaia. Questa frontiera passa anche per Rue Saint-Jacques e i punti nevralgici saranno Porte d’Enfer e Porte St. Jacques. È proprio in questo quartiere periferico che il padre Eymard giunge, il primo maggio 1856, presso i Padri del Sacro Cuore di Maria. Lo scopo del suo viaggio è quello di fare un ritiro per sottoporre al giudizio di un direttore imparziale la sua attrattiva a fondare una Congregazione votata all’adorazione del SS. Sacramento. Il 13 maggio va all’arcivescovado per cercare una risposta definitiva a questo «grande affare» che lo assilla da anni e occupa il suo pensiero. L’Arcivescovo Mons. Sibour lo incontra per caso nell’anticamera. Appena il padre Eymard presenta l’idea della nuova società la risposta dell’Arcivescovo è immediata e chiara: «No, no... È puramente contemplativa... Io non sono per queste cose... No, no!». Il padre Eymard risponde prontamente: «Vostra Eccellenza si inganna sul nostro scopo. La nostra non è una società puramente contemplativa. Noi adoriamo, certo, ma vogliamo anche far adorare. Poi dobbiamo occuparci della prima Comunione degli adulti». «La Prima Comunione degli Adulti - esclama l’Arcivescovo - è l’Opera che mi manca, l’Opera che desidero!...». La cosa viene trattata immediatamente in consiglio episcopale e la fondazione è approvata. Non si sottolineerà mai abbastanza questo fatto determinante. È al ministero della Prima Comunione degli adulti, per il quale il padre Eymard si è impegnato, che l’Istituto del SS. Sacramento deve la sua esistenza. Dove non arriva la gendarmeria Il primo giugno, poche settimane più tardi, nello stesso stabile in cui aveva svolto il suo ritiro, il padre Eymard avvia la sua prima fondazione. E un anno dopo si trasferisce al numero 68 del quartiere St. Jacques, un quartiere operaio con gli stessi gravi problemi della periferia parigina: lavoro sfibrante per gli uni, disoccupazione per gli altri, condizioni abitative miserabili in cui qualche volta si patisce la fame. Accanto si snoda Rue Muttefard, la via degli straccivendoli. Essi componevano il sottoproletariato più misero, ma il padre Eymard considerava come una vittoria che lo riempiva di gioia il loro arrivo per il catechismo. Inizia così la missione del padre Eymard tra i giovani operai. Si tratta di ragazzi vagabondi o mandati ad imparare un mestiere, che hanno lasciato passare l’età del catechismo della Prima Comunione e per i quali i sacerdoti delle popolose parrocchie della capitale non hanno alcuna attenzione. Se ne contano a migliaia a Parigi. I quartieri attigui alla residenza della prima comunità sacramentina ne sono pieni: cenciaioli, funai, fiammiferai, lavoranti, sfaccendati, indigenti, mendicanti: queste sono le reclute della nuova Opera. Vengono accettati solo «gli adulti che hanno passato l’età del catechismo o quelli che, a causa delle loro infermità o del loro lavoro non possono assistervi». Ci sono tre Prime Comunioni all’anno: verso Natale, Pasqua e l’Assunta. Tre mesi almeno sono consacrati alla preparazione di quei giovani che per i primi tempi si riuniscono tre volte alla settimana e poi tutti i giorni con un ritiro di tre giorni prima della festa. Il padre Eymard confiderà che questo lavoro di catecumenato era il più faticoso che avesse mai avuto. Ed è lui per di più che si prende cura dei casi più difficili. Oltre al tempo materiale impiegato, quale tensione per suscitare e mantenere l’attenzione di quei giovani che hanno lavorato per 12 o 13 ore negli stabilimenti o hanno trascorso la giornata vagabondando per le strade! Nella rivista Le Très Saint Sacrement del 1864 il padre scrive: «I frutti non si limitano ai giovani operai, raggiungono anche i loro genitori. Quante volte questi, profondamente stupiti dai progressi e dalla felicità dei loro figli, sono andati a trovare il padre catechista e timidamente gli hanno detto: ‘Non ci siamo sposati in chiesa..., non abbiamo fatto la Prima Comunione’. Quante volte siamo stati chiamati presso gli ammalati senza religione! In tal modo la prima comunione del figlio salva anche i genitori». L’attività del fondatore si estendeva a tutto il quartiere e oltre. Essendosi recato al Foss-aux-Lions per amministrare un battesimo, sulle prime fu accolto da insulti che però cessarono quando i fanciulli ai quali aveva impartito la prima comunione lo riconobbero e gli corsero incontro. Diceva un testimone: «Noi non vediamo nessun gendarme che osi introdursi nel nostro quartiere, però spesso vediamo il buon padre Eymard». «Mi chiamano il padre dei poveri» Le testimonianze dei padri Tesnière e Stafford ci danno la certezza che il padre Eymard si consacrò all’Opera della Prima Comunione fino alla sua morte: «Nulla ha trascurato al quartiere Saint-Jacques e al Boulevard Montparnasse per preparare, col catechismo impartito di sera, i giovani e gli adulti della classe operaia alla prima comunione». Questo lavoro fra gli operai ha letteralmente assorbito il padre Eymard e l’ha avvicinato ai ceti più diversi: «Io purtroppo – diceva – sono troppo conosciuto. Non ho il tempo di fare il necessario: ora mi chiamano addirittura il padre dei poveri». Assumendo il ministero della prima comunione degli adulti il fondatore ha fatto la scelta di un ambiente sociale non solo segnato dalla miseria, frutto dell’ingiustizia, ma anche lontano dalla Chiesa anzi, ostile ad essa. Il ceto operaio aveva infatti l’impressione di contare poco per la chiesa e di non essere difeso nei suoi diritti essenziali. Il padre Eymard si considerò come investito di una missione per tale ambiente sociale e religioso emarginato. Ecco alcune sue considerazioni pronunciate pochi mesi prima della sua morte: «La Congregazione del SS. Sacramento abbraccia il fine più bello cui possa aspirare un ordine religioso; essa dunque deve anche perseguire la più bella missione: aiutare ciò che c’è di più miserabile e di più corrotto. Cosa volete, quando si parla di cenciaioli non si può scendere più in basso. Ora, noi abbiamo tanti cenciaioli questa volta. È una bella missione: ricorda l’invito di nostro Signore per l’Eucaristia. Il primo fu rivolto ai grandi che rifiutarono (...). Il re allora riprese: ‘raccogliete i miserabili e fateli entrare’. Per questo dobbiamo essere fieri e contentissimi di questi bisognosi: i grandi verranno dopo (...). Ecco la nostra grandezza! Quanto è buono il Signore!». Il padre Eymard è cosciente delle conseguenze di tali scelte e le fa sue. Ai suoi religiosi diceva nel 1859: «Se invece di questi fanciulli noi dovessimo istruire dodici principi, la gente direbbe: ‘Oh, questi signori... quanto bene fanno! Che grande Ordine!’. Quanto è insensato il mondo!». E il 26 febbraio 1861 così scriveva all’abate Danion: «A Parigi siamo conosciuti solo dalla gente misera e povera». Piccoli briganti di strada Per realizzare questo ministero il padre Eymard prende l’iniziativa di associare a sé un’équipe di religiosi e soprattutto di laici: giovani delle Conferenze di S. Vincenzo, persone che ricorrono a lui per la direzione spirituale, membri dell’Aggregazione del SS. Sacramento e signore che confezionano vestiti e raccolgono i considerevoli fondi di cui l’Opera necessita. Pier Giuliano è cosciente che tale collaborazione risulta benefica anche ai laici impegnati: «Abbiamo iniziato il ramo delle ragazze e delle donne adulte... Molte signore cristiane piene di dedizione impartono loro l’istruzione religiosa operando in tal modo un duplice bene». Notevole è soprattutto la collaborazione degli stessi operai che assicurano il «reclutamento» e «si intrufolano dovunque con una abilità ed una grazia incantevole». Se il primo scopo del padre Eymard è quello di aprire quei giovani all’azione di Gesù Cristo nell’Eucaristia, la sua attività tende anche a trasformarli, a «civilizzarli e umanizzarli» come dice lui stesso. «Questi piccoli briganti della strada a poco a poco si umanizzano... Non sono più gli stessi». Il santo, con tutti i mezzi di cui dispone e con il suo modo di vedere si adopera per farli uscire dal loro sentimento di umiliazione, di emarginazione, per riportarli nella società. «Giunge il momento della prima comunione, in cui ogni comunicando è riabilitato: tutti sono belli in quel grande giorno; prendono il loro posto nella Chiesa e nella società». Per la maggior parte di quei fanciulli il primo vestito nuovo era quello della prima comunione nella cappella di Rue d’Enfer. Gli anni che ci separano dalla morte di san Pier Giuliano Eymard hanno conosciuto un considerevole ampliamento della riflessione sul mistero dell’Eucaristia e sul suo posto nella vita della comunità ecclesiale. Ma anche con i limiti del suo tempo, egli ha scoperto che essere al servizio dell’Eucaristia significa anche essere al servizio dell’uomo, della società. Ci ha mostrato – in conclusione – che una vita non può essere pienamente eucaristica se non è consacrata agli uomini. (Efrem Chaignat)
C) Le passioni del padre Eymard D) Una guida per
il tempo presente |
|||||||||
| Sacramentini: una proposta Se vuoi... «Venite e vedete» (Gv 1,39). Accogliendo questo invito Andrea e Giovanni hanno fatto esperienza di vita con Gesù. Poco dopo questo incontro con lui si sono impegnati a seguirlo. Oggi questo invito è lanciato nella Chiesa in tanti modi, ed è percepito da cristiani giovani e meno giovani, ragazze e ragazzi che sono chiamati a lasciare tutto per il Cristo. Fra le numerose vie che si aprono nella Chiesa, c’è quella della Congregazione del SS. Sacramento, fondata da san Pier Giuliano Eymard a metà del secolo scorso. La risposta del padre Eymard San Pier Giuliano Eymard fu uno dei profeti del XIX secolo. Di fronte all’indifferenza e all’ignoranza religiose, favorite dalla rivoluzione industriale, egli intuì il compito privilegiato.che l’Eucaristia deve avere nella Chiesa. Egli ha fondato due istituti religiosi – Padri del SS. Sacramento e Ancelle del SS. Sacramento – incentrati sull’Eucaristia con la celebrazione e l’adorazione e le cui attività mirano a rivelare le ricchezze di questo mistero. A questo scopo egli ha suscitato nella Chiesa nuove comunità, in cui l’Eucaristia è al tempo stesso come la fonte di ispirazione permanente ed il centro. Con una fede vivissima nella presenza del Signore nel sacramento, egli ha fatto delle sue comunità dei centri di adorazione e di apostolato eucaristici. Egli stesso si impegnò con passione nella catechesi dei giovani apprendisti e operai della periferia di Parigi, per prepararli a ricevere l’Eucaristia. Con le sue intuizioni ed il suo ministero, ha contribuito a rinnovare la Chiesa in ciò che si riferisce all’Eucaristia e alla sua pratica. Una missione profetica La nostra missione si ispira all’esempio e alla grazia del nostro fondatore la cui fonte costante è il mistero dell’Eucaristia, realizzato nella Chiesa e concretamente in una Chiesa locale, con la premura di un contributo specifico in rapporto alla vita spirituale e alle attività apostoliche. È una missione che vuole essere profetica in rapporto alla comprensione e alla pratica dell’Eucaristia nella Chiesa; che si cala nelle realtà sociali del nostro tempo, con le sue sofferenze e ingiustizie, le sue speranze, le sue lotte e le sue realizzazioni, con il profondo desiderio di promuovere l’unità e la pace in un mondo diviso e frantumato. Questa missione si realizza attraverso varie attività. Pier Giuliano ha consacrato una parte della sua vita agli adolescenti, ai giovani operai dei quartieri poveri di Parigi per prepararli alla prima comunione. Era la sua opera prediletta. In altre situazioni, le comunità sacramentine percepiscono oggi le esigenze di giustizia e di comunione che sgorgano dalla celebrazione dell’Eucaristia. Comunità nuove si impegnano direttamente al servizio dei poveri: così fra le favelas o i ranchitos dell’America Latina, nelle savane africane, ai margini delle grandi città occidentali, tra gli emarginati. Partendo dalle intuizioni del loro fondatore, preti e fratelli del SS. Sacramento portano la loro collaborazione all’animazione liturgica e al movimento ecumenico. Sappiamo quale grande lavoro resti ancora da fare perché l’Eucaristia sia esperienza di fede e fonte di impegno nella Chiesa. Ogni comunità vuole essere un luogo dove la liturgia è celebrata nella verità. La Congregazione porta il suo concorso a questo lavoro di iniziazione, di catechesi, di creatività, attraverso le sue opere e in modo particolare le sue pubblicazioni. Ci sono poi numerose altre attività, dal servizio nelle parrocchie e l’assistenza alle comunità ecclesiali, all’animazione dei centri di preghiera e di formazione eucaristica nelle chiese di città o in case di ritiro, alla condivisione della nostra missione con dei sacerdoti e dei laici attraverso le varie associazioni, all’utilizzo della stampa e degli altri mezzi di comunicazione sociale. |
|||||||||