n°1 Gennaio-Febbraio 2007 - ARTICOLI
 

Famiglia
FAMIGLIA, RITROVA LA TUA IDENTITÀ NELLA LUCE DELL'EUCARISTIA

di Luca Zanchi sss

L’Eucaristia: un sacramento che “nasce” in famiglia. La penultima Settimana Liturgica Nazionale ha affrontato il tema della Parrocchia come comunità eucaristica. Credo si possa benissimo affermare che anche la famiglia può essere comunità eucaristica.
L’Eucaristia è in un certo senso preannunciata e preparata, là dove ogni giorno tra le mura di una casa e nel vissuto dei cuori si condivide lo stile dell’Eucaristia fatto di accoglienza come squisita capacità di fare sentire sempre l’altro e gli altri a loro agio; di ascolto e dialogo nella condivisione della ricchezza racchiusa nel parlare e nelle parole di chi ci sta accanto; di offerta e di dono nel tempo che dedichiamo alle occupazioni e al lavoro per assicurare il necessario per vivere; di comunione che si esprime nella gioia di stare con chi occupa un posto importante nella nostra vita; di missione come capacità di promuovere, difendere e diffondere in una società sempre più distratta e a volte presuntuosa i veri valori della famiglia come luogo unico e naturale dove si vive a 360 gradi l’amore cristiano.
Per questo forse nessun sacramento come l’Eucaristia porta l’impronta della famiglia: si celebra intorno alla tavola e richiama uno dei momenti centrali della vita della famiglia: il pasto condiviso.
Se ci pensiamo bene facciamo memoria dell’Eucaristia, e quindi della morte e resurrezione del Signore, ogni volta che ci sediamo a tavola insieme, che condividiamo, nei racconti che si intrecciano, le delusioni e le speranze, i successi e gli insuccessi dell’intera giornata, ogni volta che ogni componente diventa consapevole e grato per la grazia della presenza degli altri. E allora ecco che poi l’Eucaristia domenicale, che riunisce la famiglia dei cristiani, “preparata” in famiglia si completa e realizza pienamente, con la grazia e lo Spirito, attorno alla mensa dell’altare.
Si capisce allora l’importanza fondamentale che la Chiesa attribuisce al compito formativo ed educativo dei genitori nei confronti dei loro figli, essi possono essere testimoni con una quotidianità vissuta con passione, partecipazione e amore accolto e donato, questa diventa la strada su cui un figlio può incontrare la presenza discreta e fedele di Dio.
Tutti i momenti della vita di un figlio, quello del risveglio e quello dell’addormentarsi, del pasto, del gioco e dello studio, possono trasformarsi in “tempi sacri” per entrare in rapporto con Dio, così come i diversi ambienti di casa possono diventare “spazi sacri” dove Dio si rivelerà nei momenti di intimità della famiglia, nelle parole e nei gesti che rendono manifesto ciò di cui la famiglia vive: il rispetto e la cura reciproci, la tenerezza, la condivisione. In famiglia il figlio deve poter fare esperienza concreta di ciò che gli verrà annunciato nella catechesi, altrimenti il messaggio cristiano rimarrà solo parola astratta, formula vuota che non troverà associazione e collegamento con la vita di ogni giorno. In particolare questo vale per la catechesi dei sacramenti, come appunto quella dell’Eucaristia.

L’Eucaristia: “pane” per la famiglia…
L’Eucaristia è il pane della vita della famiglia; come lo è per il singolo battezzato che trova nell’Eucaristia l’alimento per crescere nella vita in Cristo; così per la famiglia, la quale, come soggetto unico, trova nell’Eucaristia la forza per essere ciò che è, cioè veramente piccola chiesa domestica, dove i coniugi fra di loro e con i figli tendono consapevolmente ad essere un solo corpo e un solo spirito; e questo sarà possibile solo come dono, attraverso quella energia spirituale che viene comunicata dall’Eucaristia.
Penso che abbiamo fatto tutti l’esperienza di sederci a tavola per consumare il pasto e conservare dei rancori, musi lunghi, problemi non risolti che ci hanno portato a litigare e a chiuderci in noi stessi… niente da condividere se non il cibo che abbiamo davanti che condividiamo solo con il nostro stomaco perché è l’unico con cui “dialoghiamo” in quel momento… alcune nostre Messe rischiano di essere vissute così: cene fredde e senza amore, cene silenziose e vuote, non c’è comunicazione ma solo vicinanza fisica, lo sfiorarci gomito a gomito non provoca in noi nessuna sensazione…
La preghiera che la chiesa, per bocca del sacerdote, rivolge al Padre nel cuore della celebrazione eucaristica, può essere fatta propria dalla famiglia cristiana: “A noi che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito” (Pregh. Euc. III). Anche nelle preghiere delle Messe per gli sposi si trova espressa la convinzione che l’Eucaristia è pane per gli sposi: “Questo mistero, che esprime la pienezza della tua carità, custodisca per sempre il loro amore” (Sulle offerte, Messa per la celebrazione del matrimonio). “Fa’ che, uniti nel vincolo santo e nutriti con l’unico pane e l’unico calice, vivano concordi nel tuo amore” (Dopo la comunione).
Scriveva Giovanni Paolo II alle famiglie: “È per voi la vita che viene da lui. Essa è per voi, cari sposi, genitori e famiglie!... Egli è l’Emmanuele, il Dio con noi, quando vi accostate alla mensa eucaristica… La sua ultima cena, le parole allora pronunciate conservano tutta la potenza e la sapienza del sacrificio della croce. Non esiste altra potenza e altra sapienza attraverso le quali possiamo essere salvati e mediante le quali possiamo contribuire a salvare gli altri. Non vi è altra potenza e altra sapienza mediante le quali, voi, genitori, possiate educare i vostri figli e anche voi stessi. La potenza educativa dell’Eucaristia si è confermata attraverso le generazioni e i secoli” (Lettera alle famiglie 18).
“Questa comunione umana è confermata, purificata e condotta a perfezione mediante la comunione in Cristo Gesù, donata dal sacramento del matrimonio. Essa si approfondisce mediante la vita della comune fede e l’eucaristia ricevuta insieme” (CCC 1644).

La Messa è un dovere o un incontro?
Può essere un dovere… legato alla nostra condizione di Cristiani con dei precisi obblighi di fede e doveri di espressione (ricordati di santificare le feste…); quando la Messa è vissuta così ti dà forse la pace interiore perché hai fatto ciò che devi, ma non ti dice quello che vorrebbe, non ti fa crescere nella comunione profonda con Dio e con i fratelli. Può essere un dovere… ma soprattutto è un incontro. L’Eucaristia non è qualcosa da fare, ma qualcuno da incontrare; non è solo un rito fatto di gesti e di parole, ma è memoriale di un dono fatto a noi da Gesù una volta per sempre… non è semplice memoria. La memoria è riandare con la mia vita a ricordare un evento in un passato particolare della storia della mia esistenza, memoriale invece è portare nel presente della mia vita un evento del passato, per riviverlo come fosse la prima volta.
Ecco l’Eucaristia che non è solo meccanica ripetizione di gesti e di parole che rendono presente il Cristo, quasi un “rito magico”, ma è partecipazione ad un evento che sono chiamato a vivere lasciandomi coinvolgere da quello che dico, faccio, e prego.
Ecco perché il sacerdote forse al termine dell’Eucaristia farebbe meglio a dire non “la Messa è finita andate in pace”, ma “la Messa continua nella vita, andate in comunione”.

La Messa quando è celebrata come un incontro educa:
all’accoglienza: a fare spazio nella vita a tutti i fratelli allo stesso modo; non si può dire di amare Dio che non si vede se non ami il fratello nel quale Lui si fa presente;
al perdono: a non risolvere ogni cosa o difficoltà con frasi quali: «questo non lo dimentico, prima o poi te farò pagare, da oggi non contare più su di me, me l’ha fatta troppo grossa…» Gesù dice: «allenati a perdonare non una volta sola, ma settanta volte sette: cioè sempre». Non riteniamo impossibile perdonare, magari difficile, ma non impossibile altrimenti soffochiamo la speranza;
all’ascolto: ascoltare Dio per essere capaci di ascoltarci tra di noi… non si parla più nelle famiglie se non di calcio, o di macchine o di viaggi… quando torneremo anche a parlare semplicemente di vita, della nostra vita?
all’offerta: cioè al dono di sé… gratuitamente ho ricevuto: gratuitamente dono. Dono l’amore a mio marito/moglie, ai miei figli, ai parenti, agli amici; ai più sfortunati di me nella vita, sapendo che quello che sono e ho mi chiede di dire grazie e di non essere tenuto gelosamente per me;
al sacrificio: cosa non faremmo per noi, per la nostra famiglia, per i figli… ma anche cosa non facciamo, guidati da quel modo di dire pericoloso, «fino ad oggi è andata bene, domani chissà…». È vero, ma viviamo l’oggi pensando anche al futuro, impegnando forze ed energie per il domani della vita;
alla comunione: come già abbiamo avuto modo di richiamare: stiamo insieme il più possibile, diamo la giusta precedenza e significato al pranzo domenicale, magari curando anche l’aspetto esteriore, fiori in tavola, i piatti belli che teniamo nell’armadio per chi? Momento da vivere con calma, dove non siamo obbligati a correre da orari e ritmi di vita che ci hanno reso schiavi. Viviamo il momento dell'Eucaristia possibilmente insieme, serenamente, come famiglia che rende grazie per quello che è e per quello che ha;
alla missione: essere famiglia non è solo un fatto sociale, ma è una vera e propria missione, è una vocazione da vivere e fare crescere, in un costante confronto e dialogo con Dio, per chiedere il suo aiuto, per dirgli grazie, per arrabbiarsi con Lui, per scusarsi, ecc;
L’Eucaristia dovrebbe essere al centro, non solo ai margini della nostra vita o limitata alla sfera dei pensieri e dei doveri; dovrebbe essere una necessità, un’attesa e non solo un optional o qualcosa di facoltativo… Si è vero molti potranno dire che vivono bene pur senza andare a Messa, non lo mettiamo in discussione, ma non tiriamo conclusioni del tipo: non mi serve a niente, o non ne sento il bisogno senza prima averne fatto esperienza.
Non è facile capire ed entrare subito nella logica dell’Eucaristia, ci vuole il suo tempo, a volte sarà bello partecipare all’Eucaristia, a volte sarà più noioso… perché molto dipende anche dagli stati d’animo, dalle preoccupazioni, dai problemi, come dai momenti più belli e sereni della vita. L’Eucaristia non si vive per caso o come qualcosa di normale, è sempre un momento straordinario nell’ordinario della vita, è davvero fonte e culmine, inizio e compimento dell’amore di Dio.


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